Londra


Londra. Capitale della Gran Bretagna, chiamata anticamente dai romani Londinium, deriva probabilmente il nome di London dai termini celtici ilyn, «distesa d’acqua», e dun, «luogo fortificato»; in effetti nel 1000 a.C. ca si stabiliscono sul territorio dell’odierna Londra, sulle rive del Tamigi, proprio delle tribù celtiche; nel corso della conquista della Britannia, sotto l’imperatore Claudio (a partire dal 43 d.C.), l’insediamento diverrà un attivo porto fluviale.

Nonostante la sua grande espansione, il suo carattere cosmopolita e la vastità dei suoi commerci già in età medievale, la città è scarsamente rappresentata nella letteratura fino al Cinquecento. La prima storia di Londra si deve a John Stow (Una descrizione di Londra, 1598), ed è interessante perché descrive molti aspetti della città che andarono poi distrutti nel grande incendio che la devastò nel 1666. Nella Fiera di San Bartolomeo di Ben Jonson (1614) si legge una vivace descrizione della vita mercantile di Londra, che si estende anche ai divertimenti popolari e alla vita di strada. Molte curiosità sulla vita londinese del tempo, sui cibi, le cerimonie, le mode, oltre che sulle conseguenze della peste del 1665 e dell’incendio del 1666, si leggono nei Diari del politico e scrittore Samuel Pepys (1660-69).

Nel secolo seguente gli scritti di Joseph Addison e Richard Steele, pubblicati sulle riviste «Tatler» e «Spectator», costituiscono strumenti indispensabili per conoscere le consuetudini della vita sociale di Londra, le sue norme di comportamento civico, la frequentazione delle coffee-houses e dei circoli culturali. Ma Londra non è soltanto una città brillante e cosmopolita, immersa nei suoi traffici e nella sua vivace vita culturale: come si legge nella satira intitolata Londra, di Samuel Johnson (1738), essa è anche un luogo cupo e opprimente, in cui domina il crimine e dilaga la povertà. Specchio di tutte le ingiustizie e le miserie della società è la Londra che emerge dalle pagine del suo più grande cantore dell’Ottocento, Charles Dickens, che tratteggia una potente metafora della società industriale proprio descrivendo la città le cui nebbie rappresentano anche visivamente una fondamentale mancanza di serenità. Gli stereotipi che caratterizzano l’immagine di Londra in tutto il mondo si formano in questo periodo, traendo alimento dall’orientamento vittoriano: molto essi devono, tra Otto e Novecento, all’opera di scrittori come Arthur Conan Doyle, creatore dell’immortale figura di Sherlock Holmes, o come Gilbert K. Chesterton. In tempi più recenti hanno dato ritratti di Londra scrittori del Novecento come Thomas Stearns Eliot (La terra desolata, 1922), Virginia Woolf (La signora Dalloway, 1922) e Graham Greene (La fine della storia, 1951). Anche numerosi scrittori stranieri parlano di Londra nelle loro opere: come, tra gli italiani, Ugo Foscolo, che lì vive in esilio e lascia alcune descrizioni della capitale negli abbozzi delle sue Lettere inglesi, pubblicati postumi nel Gazzettino del bel mondo (1816); o come Edmondo De Amicis nei suoi Ricordi di Londra (1874), nei quali si mostra attento soprattutto a descrivere il colore locale. Tra gli stranieri spiccano però a Londra soprattutto gli scrittori anglofoni immigrati, provenienti dalle ex colonie, per i quali la città è spesso una via di mezzo tra una meravigliosa metropoli sognata e idealizzata e una Babylondon, una “babele” ostile e confusa che li respinge (come scrive Salman Rushdie nei Versi satanici, 1988). Alla grigia metropoli della prima metà del Novecento, come all’austera capitale della precedente epoca vittoriana, si contrappone infine, a partire dalla seconda metà del XX secolo, la swinging London, la metropoli vivace, colorata, traboccante di giovani anticonformisti e di vitalità, che si impone con la sua musica, la sua moda, il suo linguaggio, le sue contestazioni: un’immagine che, a dispetto della crisi economica del primo decennio del XXI secolo e della Brexit (l’uscita della Gran Bretagna dalla Ue, ufficializzata nel 2020), continua a esercitare un grande fascino e una potente forza attrattiva sui giovani e i meno giovani di tutto il mondo.

 

 

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